Category Archives: Diari di Viaggio

Sertao: diario brasiliano – Introduzione

Il sertão è il Brasile che non immagini, niente foresta amazzonica, niente spiagge da sogno, niente metropoli e niente samba: il sertão è la regione semi-arida situata nel Nordest del paese. È l’emblema della povertà del Brasile, la terra di origine dei milioni di disperati che vanno ad abitare le favelas delle grandi città. Leggi il resto…

Prime notizie da Dajla

Lunedi, 27 settembre 2010

Ciao a tutti,
scrivo inizialmente una e-maiI cumulativa perchè non so bene quanto e quando va la connessione.Sono arrivato a Dajla già domenica 26, sono riuscito a trovare subito un passaggio. Effettivamente alcune cose sono cambiate, c’è un protocollo nuovo a Rabouni, questo mi ha impedito di vedere altri stranieri, dato che l’unica notte passata li, mi hanno messo in quello vecchio. Naturalmente non mi aspettavano, diciamo a meta, hanno fatto meno storie dell’anno scorso. Comunque tutto ok, c’e ancora caldo, abbiamo toccato i 43 °C, però niente umidità, il valore più basso si aggira intorno all´11%. Alloggio di nuovo presso la famiglia Sidhamed, da Fatma, diciamo che sono a casa, e stato davvero bello rivedere quasi tutti, i piccolini di casa sono cresciuti molto. Per ora ho visto solo un pozzo, quello di Flor, e in buone condizioni ma va  sicuramente approfondito e inoltre non hanno ancora cominciato a seminare nulla perchè le mura di cinta non sono ancora finite. Domani se riesco faccio il giro di altri orti con Mojtar e comincio a raccogliere appunti e idee. Purtroppo quello di Mojtar e inutilizzabile, l’acqua e troppo salata e fa morire le piante, questo e un bel problema, non saprei come fare, cerco qualcosa su internet, se avete idee sono ben accette. Cerco di scrivere anche a ISF per vedere se hanno idee. Per ora e tutto, se la connessione funziona cercherò di scrivere spesso.

Un abbraccio a tutti
Amedeo

PS: perdonate se non tutti sapevano della mia partenza, ma è stata una cosa veloce e ultimamente è stato difficile trovare il tempo per fare tutto… comunque sarò qui fino a 9 di ottobre

30 Maggio 2004: ancora addii…

Anche oggi è stata una giornata di abbracci e saluti, Fabio e gli altri miei adorati alunni si sono parcheggiati in casa mia, cercando di aiutarmi a fare le valigie. Tutto quello che non stava nelle valigie l’ho sparso sul letto e ho fatto scegliere qualcosa ad ognuno. C’era di tutto: dalla biancheria alle forbici, dallo shampoo ai libri, dalle magliette alle scarpe. E tutti quanti si portavano via qualcosa felici! A Fabio ho lasciato tutti i CD in lingua inglese che avevo, così potrà migliorare la sua pronuncia, gli ho lasciato i miei sandali, vestiti per sua madre e cibo in scatola. Mi mancherà tantissimo questo ragazzino, così intelligente e generoso. Ma non lo abbandonerò mai, ha una situazione familiare difficilissima, ha solo la mamma disoccupata e due sorelline più piccole, non so come facciano a sopravvivere. Lui sogna di potere studiare, è la cosa che gli piace di più al mondo. In questi anni questo ragazzetto di 17 anni è stato il mio più fidato amico, forse un figlio o un fratellino, faceva chilometri in bicicletta per venirmi a trovare, sempre portando un pensiero per me, un dolce, un bigliettino, una poesia o una canzone. La domenica pomeriggio a volte andavamo a fare delle passeggiate per i campi e lui mi parlava, parlava, parlava sempre, raccontando episodi, la sua scuola, il teatro, lo studio dell’inglese. Stasera siamo andati insieme dalla scuola al villaggio, dove abita sua nonna. Lui era in bici e io in moto. Quando è iniziata la salita all’ingresso del villaggio lui è dovuto scendere e spingere la bicicletta, mentre io proseguivo con la moto. In quell’istante ho visto quella scena come la metafora delle nostre vite, è stato un lampo che ha squarciato la mia mente e il mio cuore. Ho sentito un dolore immenso. Ho visto la mia vita a cui il destino ha riservato una potente e comoda motocicletta, e ho visto la vita di Fabio che può contare solo su una vecchia bicicletta. Quando la vita va in salita a me basta schiacciare l’acceleratore, Fabio invece deve fermarsi e spingere con fatica e sudore. Ho capito cosa è l’ingiustizia. L’ingiustizia per me sarà sempre rappresentata da questa scena, indelebile nella mia memoria. Fabio, caro amico mio, perdonami, perdona noi tutti che andiamo in moto o addirittura in Mercedes per le strade della vita, perdonaci se puoi… Iddio ci perdoni per ogni volta che sorpassiamo i nostri fratelli che arrancano lungo la salita, senza fermarci, senza aiutarli. Fabio, il tuo cuore è talmente buono e generoso che so che mi perdonerai, ma voglio ricordare sempre questo istante, per vedere se riuscirò a vincere un po’ del mio egoismo. Buona fortuna amico mio, ovunque io sia potrai sempre contare su di me.

23 maggio 2004: anticipo di saudade

Ieri sera tornavo dalla casa delle suore, lungo il sentiero che porta alla scuola. Era già buio, l’aria era fresca e profumata, soffiava un piacevolissimo vento, mi sembrava la carezza del sertão sul mio corpo, forse un saluto, un addio, un arrivederci. Le stelle erano abbaglianti come al solito, un tappeto di luce di incomparabile bellezza; ho sentito una grande nostalgia per questo luogo, ne ho sentito tutta la sua bellezza in quell’istante. Mi giravo indietro e vedevo la luce della casina delle suore, e ho pensato a Pedrinho, alla piccola Maria Rita, che continuerà a crescere e quando la rivedrò camminerà già. Dio mio, quanto mi mancheranno… Così come i ragazzi della scuola, sono diventati i miei fratellini minori, i miei bambini adottivi, la mia casa era il loro rifugio, stavano lì anche solo per vedermi lavorare, silenziosi per non disturbare. Mi mancherà questa casa che era diventata la mia casa, mi mancherà questo cielo, mi mancherà la mia cara amica Josa, Valdivino, il piccolo Ramon, e tutti gli altri… Mi mancherà andare al mercato a Capim Grosso il lunedì mattina e incontrare tra le bancarelle tanta gente che mi saluta, mi abbraccia, mi racconta, mi mancherà arrivare nei villaggi e sentirmi così accolta, così “a casa” in mezzo a loro, mi mancheranno i bimbi con cui avevo stretto più amicizia, gli alunni, le suore… Non riesco a immaginare come sarà la mia vita tra 20 giorni, mi sembra di essere stata qui da sempre. Questi due anni sono volati, velocissimi, troppo veloci. Fin dal giorno che ho deciso di venire in Brasile sapevo che la difficoltà maggiore non era partire, ma tornare… Ieri sera avrei voluto che il sentierino dalla casa delle suore alla mia fosse lungo chilometri, per fare durare il più possibile quel momento magico di tristezza e di amore per tutto quanto ho intorno. Camminavo piano, ogni tanto mi fermavo, ma il sentiero era corto, come questi due anni.

È l’ora di tornare in Italia.